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Rappresentatività Sindacale E Datoriale, Regole Chiare A Tutela Del Lavoro

Rappresentatività sindacale e datoriale, regole chiare a tutela del lavoro

La rappresentatività sindacale e datoriale esige regole chiare e condivise, a tutela del lavoro.

Essa deve essere individuata attraverso criteri chiari ed oggettivi, senza ricorrere a scorciatoie politiche oppure a valutazioni istituzionali sommarie.

l’Ispettorato Nazionale del Lavoro è tornato, in questi giorni  sull’annoso e dibattuto tema della maggiore rappresentatività comparata sul piano nazionale, in relazione alla possibilità riconosciuta agli Enti Bilaterali di certificare contratti di lavoro , di appalto e subappalto  ai sensi degli art.75 e s. del  D.lgs n.276/2003 e del DPR m.177/2011, evidenziando gli effetti opponibili ai terzi, ivi compresi gli Organi di vigilanza,  derivanti dal provvedimento di  certificazione.

La certificazione è una speciale procedura finalizzata ad attestare che il contratto che si vuole sottoscrivere abbia i requisiti di forma e di contenuto richiesti dalla legge. 

È una procedura a carattere volontario, può essere eseguita solo su richiesta di entrambe le parti ed ha lo scopo di ridurre il contenzioso in materia di qualificazione di alcuni contratti di lavoro possono essere certificati tutti i contratti di lavoro. ( Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale – guida alla Riforma Biagi ).

A norma di legge, possono definirsi Enti Bilaterali, ai fini dello svolgimento delle attività demandate dallo stesso decreto legislativo,  solo quei soggetti costituiti “a iniziativa di una o più associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative”

L’Ispettorato Nazionale del Lavoro segnala  “l’impropria attività,  da parte di enti totalmente privi del richiesto requisito sollecitando il personale ispettivo ad operare nei confronti dei provvedimenti certificati da pseudo enti, senza tenere minimamente conto delle preclusioni tipiche dell’atto certificativo, adottando anche ogni eventuale provvedimento di carattere sanzionatorio”.

La nota purtroppo è priva di qualsivoglia indicazione utile a consentire allo stesso personale ispettivo, di operare una valutazione oggettiva del requisito richiesto, apparendo per tale motivo inconferente per la formazione di un giudizio di conformità basato su criteri chiari, noti e disponibili.

Quindi? Con quale criterio gli organi ispettivi potranno procedere e contestare la titolarità ad agire? In quale segreto cassetto è custodito l’elenco dei soggetti abilitati?

Il tema della rappresentatività delle organizzazioni sindacali e datoriali, in termini maggioritari e/o comparativi, in assenza di criteri oggettivi che consentano di misurare la consistenza delle parti, si presta a fastidiose ed equivoche interpretazioni, i cui effetti interessano importanti istituti giuridici e materie di elevato valore economico e sociale.

Detta valutazione, presente in numerosi provvedimenti legislativi già a far data dal 1995, con Legge 549 del 28 dicembre, deve avvenire sulla base di determinanti e qualificati indici, quali la consistenza numerica degli associati, ampiezza e diffusione delle strutture organizzative, partecipazione alla formazione e stipula dei contatti collettivi di lavoro,  partecipazione alla trattazione delle controversie di lavoro.

Già nel 2014, al fine di superare l’annoso problema della misurazione  e certificazione della rappresentanza ai fini della contrattazione collettiva di categoria, le maggiori confederazioni datoriali e sindacali, partecipazione alla trattazione aggiunsero un’intesa per la sottoscrizione del Testo unico sulla rappresentanza finalizzato a misurare e certificare la rappresentanza delle organizzazioni sindacali, ai fini della contrattazione collettiva nazionale di categoria.

Il dato complessivo, elaborato e ponderato dal Cnel, avrebbe rappresentato, sicuramente, un utile indice di riferimento ai fini della misurazione della rappresentatività in termini comparati delle organizzazioni sindacali e datoriali, se non  fosse che quell’accordo non ha prodotto ad oggi gli effetti prefissati.

Pur in assenza di tale importante criterio, il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale sembra abbia proceduto “motu proprio” all’individuazione delle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative sul piano nazionale, a suo dire individuabili solo (ndr) nelle confederazioni Cgil, Cisl e Uil, mentre più prudente appare la posizione ministeriale ai fini dell’individuazione della rappresentatività  in  termini comparativi,  seppur  ai fini della partecipazione ad organi collegiali pubblici.

Immagino che le confederazioni sindacali escluse da questa sommaria ed semplificazione ( Cisal, Confsal, solo per citarne alcune) avranno modo di far valere le proprie ragioni, anche perché nuovi accordi bollono in pentola e di certo non saranno inclusivi.

Il Cnel dal conto suo, proprio nelle settimane scorse, a fronte di una più attenta ed aderente osservazione della realtà sindacale , ha passato al proprio vaglio un più nutrito numero di soggetti anche datoriali, in possesso del requisito della maggiore rappresentatività, procedendo ad individuare,  in termini comparativi, ai fini della composizione del Consiglio, un più coerente numero di soggetti sindacali e datoriali, che invece il Ministero del Lavoro vorrebbe escludere dall’esercizio delle prerogative sindacali.

Come evidenziato da più parti, appare scontato che l’assenza di un sistema oggettivo, condiviso,  finalizzato individuare nel settore privato il requisito della rappresentanza sindacale, comporti che ogni intervento eventualmente effettuato dalle autorità ispettive al fine di negare le agevolazioni o la disciplina derogatoria, sia foriero di contenzioso.

La nostra economia per crescere ha bisogno di un sistema di relazioni industriali basato sulla libera scelta di imprese e lavoratori e non di regole calate dall’alto, scelte da pochi e non condivise.

In assenza di ciò, si continuerà a determinare incertezza, limitando lo sviluppo della contrattazione di secondo livello, con conseguenze negative per le aziende, per i lavoratori anche in termini di utilizzo dei benefici contributivi e normativi.

E questo che vogliamo?

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